Quei risvegli che non ti lasciano il tempo di capire chi sei.
E alla fine arrivi in anticipo e ti maledici con forza.
E alla fine arrivi in anticipo e ti maledici con forza.
Da quando ci sei tu non credo basti un garage per raccolierla tutta.
milano, 21 11 12. data palindroma mistica, presagio di un incontro oscuro e labirintico. raggiungere la naba (nuova accademia di belle arti) è fattibile, trovare il suo president advisory board (?) non altrettanto. «il presidente? vi aspetta nel suo studio: palazzina xy, piano 00, seconda porta segreta a destra».
di sandro sappiamo poco, se non che ha un cognome da duro, che è un carissimo amico di mendini e che con lui ha fondato alchimia, che è docente al politecnico di milano e che c’entra qualcosa con misiad (milano si autoproduce design), una delle realtà più nebulose nel già nebbioso mondo dell’autoproduzione. ulian ci ha detto che è uno dei pochi sognatori che vive realmente il suo sogno e il fatto che mendini abbia così insistito per farcelo incontrare ci fa presagire che possa davvero essere un tipo para-normale. la sua firma a fondo mail inoltre non lascia indifferenti: alessandro guerriero, il p’artigiano.dopo innumerevoli giri a vuoto per l’accademia la porta dell’ufficio del guerriero ci si para magicamente davanti: è il budda dell’inutile in persona ad accoglierci nel suo mausoleo iconolatra pieno di colorati ciapa puer – come diremmo a torino -.
buongiorno ragazzi! ero curioso di conoscervi. mendini, all’ultima riunione di misiad, vi ha fatto una gran pubblicità con questa storia della chiave d’oro, ha parlato a tutti del vostro progetto!”
sì, mendini ci ha parlato molto di questo progetto milanese sull’autoproduzione.
l’autoproduzione è il futuro.
più che il futuro ci sembra la nuova tendenza del momento. possiamo chiederle di registrare l’intervista?
beh no, in effetti non è il futuro; e l’argomento non è nemmeno così chiaro tant’è che nel misiad hanno bisticciato. c’è qualcuno che è interessato a creare un movimento, un’avanguardia mentre altri vogliono solamente fare il mercatino, che poi ti viene la signora delle collanine che non interessano a nessuno. forse cambierà nome.
certo, la realtà del mercatino ha un che di parrocchiale. ribadiamo la domanda: possiamo registrare l’intervista?
ma no. che registrare? siete giovani – diamine - e avete buona memoria! e poi scrivete così bene. mi fido di voi.
ok. (iniziamo a nuotare nel fango).
non vi ho ancora chiesto cosa fate voi. autoproduzione? partiamo dal fondo e risaliamo la corrente, come i salmoni.
noi non crediamo molto nel mondo dell’autoproduzione attuale perchè mantiene la stessa accezione consumistica del
designda rivista. al momento indaghiamo il sistema malato deldesign, che porta ad acquisti incoscienti.quindi vi interessa il sistema della vendita? allora siete degli uomini di marketing! credevo foste più profondi!
NON ci interessa la vendita, bensì capire quali siano gli aspetti che generano la superficialità dell’intero sistema. l’acquisto e la vendita sono sistemi da cambiare, sovvertire, distruggere.
e l’autoproduzione non va in questo senso secondo voi?
noi crediamo che l’autoproduzione vada regolata e che debba togliersi di dosso quella fastidiosa patina di superfluo.
sapete esistono due tipologie di progettisti: quelli che producono per l’industria e quindi per “tutti” e quelli che producono ad personam. quest’ultimo è un lavoro quasi da antropologo. perchè? perchè i gusti delle persone sono fortemente diversi tra loro.
il
designerche lavora per l’industria non produce per tutti ma per un’èlite o, peggio ancora, per soddisfare il proprio ego.
l’autoproduzione sarebbe accettabile se progettasse per committenti reali (e tra l’altro non avrebbe nulla di diverso dal concetto di artigianato) ma attualmente progetta e produce per fruitori casuali, generici. di “antropologico” non ha nulla.e l’inutilità dove la mettete?
per noi l’inutilità è merda (salmodiamo noi, chierichetti del pensiero manuale, in coro).
come merda? l’utilità dell’inutile è importantissima! l’oggetto ha un anima, assume una dimensione mistica, mentre l’oggetto utile è utile solo al mercato! vi mando il testo che ho scritto a proposito (era troppo inutile che non ci è mai pervenuto? ndr). solo un progetto che non va a buon fine sarà un progetto vincente.
io è dal ‘97 che lavoro nel carcere di san vittore e, pensate, un anno abbiamo costruito un’arca! la trovate utile? no. però in un carcere dove prima non si poteva utilizzare un cacciavite, ora c’è una falegnameria vera e propria! nel 2008, sempre in collaborazione con san vittore, abbiamo presentato una collezione di abiti disegnati da giorgio armani cuciti interamente dalle detenute. ho fatto anche progetti di sartoria in collaborazione con dei ragazzi con la sindrome di down.
io credo nella forza dell’oggetto. i problemi di produzione, acquisti, vendite non esistono perchè l’oggetto ha un suo valore e solo per questo deve esistere! l’autoproduzione, che sembra una cosa che ci siamo inventati oggi, non è altro che uno sfogo espressivo, una smania progettuale, io l’ho sempre fatta! ma l’avete visto il mio sito (http://www.alessandroguerriero.com/) e i link che vi ho mandato? come no? (mai pervenuti nemmeno questi, ndr).tagliamo la testa al toro: aprite una tam tam a torino. perchè ridete? non fa ridere. adesso stiamo facendo la tam tam a napoli con dalisi. dovrebbero aprire in tutto il mondo. tam tam è una scuola ad altissimo livello ma completamente gratuita che si occupa di attività visive. si possono iscrivere tutte le persone che vogliono fare dei progetti straordinari indipendentemente dalla razza, dalla cultura, dall’età. non è una scuola.
beh, noi non avremmo nemmeno un luogo in cui tenere le lezioni. va bene che tam tam vuole essere una scuola estrema e libera ma così ci sembra troppo. abbiamo letto che voi tenete le lezioni qui alla naba. avete aperto una scuola nella scuola.
io ho fatto la scuola libera nella scuola degli americani (sapete che l’hanno acquistata due anni fa?) e non se ne sono ancora accorti. è un gesto di boicottaggio dall’interno. combatto il sistema da dentro! a me gli americani non sono mai piaciuti, nel ‘68 tiravo loro le pietre. ve l’ho detto, io sono un p’artigiano!
non sto scherzando, ragazzi! aprite una tam tam, liberiamo la cultura!l’intervista si chiude con qualche battutina sferzante di sandro sui suoi colleghi
designermilanesi che non riportiamo per ovvie ragioni diplomatiche. fossimo inviati di vice – o anche solo capaci ad usare una reflex - vi regaleremmo lo shooting più inutile dell’anno: svariate statue in miniatura, una scrivania piena di prototipi e disegnini vari, colore come se piovesse, vasi cinerari. la credenza in simil radica della vostra prozia, con su appese le fotografie dei cugini che reggono la torre di pisa, apparirebbe di colpo scarna, sobria, minimal. l‘ufficio di alessandro guerriero rispecchia appieno la sua personalità traboccante. usciamo di lì impressionati da quanta energia inietti quest’uomo, da come creda che per portare avanti un progetto basti volontà e forze delle idee - non importa che idea sia e che fondamento abbia, basta che sia forte - e da quanto riesca a trasmettere voglia di prendere l’iniziativa e fare, qualsiasi cosa, anche la più inutile che uno possa pensare. guerriero e strenuo difensore della libertà inutile.questa è la statuetta di me stesso. però mi sono fatto ritrarre un po’ più magro, già che c’ero (ride di gusto). potrei donarvi questo piccolo sandro. oppure questo vaso della morte. invendibile. vi ringrazio per la chiave, ma abituatevi all’idea che non ci sono chiavi nè serrature. solo porte girevoli.
(milano, 21 novembre 2012)
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In ritardissimo. Questo Salone del Libro è stato bello bello, ho incontrato persone belle e ascoltato persone belle, un sacco di conferenze, presentazioni e poi tutti quei libri tutti insieme ti fanno venire voglia di comprarne almeno un po’, e allora non si può resistere. Appena posso metto anche il bottino di questo salone.
Ma mi manca una cosa fondamentale per leggere. Mi manca la lampadina della luce dal comodino.
Sono al buio.
Quindi credo che non leggerò.
Uffa.
Non si può leggere con la luce della camera accesa.
Non è per pigrizia, ma propio non si fa.
Quindi che si fa?